Prefazione - NARDO' FOTO ARTE STORIA

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Prefazione

BRIGANTAGGIO
Autore: Prof. Francesco Bove - Preside in Quiescenza
                                          articolo pubblicato il 29 Settembre 2021

Prefazione

PERCHE’ SORGE LA QUESTIONE MERIDIONALE
Il 1860 sembra l’anno della liberazione, ma nello stesso tempo segna l’inizio di quella fase storica che gli storici chiamano “Questione Meridionale”. Per comprendere ciò basta fare alcune precisazioni. Il Sud si presenta come una zona prevalentemente agricola, più del 50% coltivato a frumento, dove la meccanizzazione agricola, nonostante un certo progresso, resta limitata e parziale
L’apparato industriale è costituito dalle “cattedrali nel deserto”: Italsider di Taranto, l’Alfa Sud di Napoli, il Petrolchimico di Siracusa, macchie d’olio che non si sono mai allargate ma che sono avanzate poco, come anche quelle di ordine alimentari, tessili e affini.
Gli addetti all’industria hanno appena raggiunto il 15% dell’intera popolazione di fronte al 40% del Nord. L’artigianato costituisce una attività irrilevante, risentendo di una impostazione familiarissima, con un mercato ristretto e metodi e forme tradizionali.   
Le conseguenze sul piano umano sono facilmente rilevabili: redditi bassi, disoccupazione ed emigrazione preoccupante, un debole sviluppo delle classi medie, una visione clientelare della vita sociale e politica.
Una tale situazione di arretratezza affonda le radice non certo in una pretesa inferiorità della razza meridionale, secondo una teoria positivista dell’inizio del ‘900, ma nella storia tormentata di questo popolo e in particolare in quella che va dal 1860 in poi.
La letteratura meridionalista si è trovata d’accordo sul fatto che l’estensione delle leggi piemontesi all’ex Regno borbonico delle Due Sicilie ebbe conseguenze negative  e il motivo fu l’insufficiente conoscenza della realtà meridionale da parte dei gruppi dirigenti.
La crisi esplose nel 1861 in quella sanguinosa e disperata guerra sociale che fu il brigantaggio e scoprì il vero volto del Mezzogiorno: una società arretrata in cui serpeggiava un’ansia di rinnovamento che non riusciva a trovare soddisfazione nemmeno dopo l’unificazione nazionale.
La risposta del governo fu la repressiva legge Pica.
Esaminare le cause del brigantaggio post unitario significa studiare le condizioni storico-economico-ambientale in cui ancora oggi si dibatte la ‘questione meridionale’, in particolare il brigantaggio inteso come fenomeno sociale, dipendente dell’oppressione sotto cui i proprietari terrieri mantenevano la classe contadina. Tale conclusione viene condivisa da tutti: sia da chi visse tale esperienza sia da studiosi posteriori.
Le testimonianze dei militari che partecipano alla repressione e che sono interpellati dalla commissione d’inchiesta sul brigantaggio, concordano in tale interpretazione. Una tale tematica più ampia e più varia si trova nelle opinioni e nei giudizi espressi dalle autorità civili di allora.
Può bastare quanto afferma il Nigra, governatore di Napoli, che rendendosi conto delle difficoltà afferma che “non si muta in un istante un popolo soggetto da tempo lunghissimo alla schiavitù e all’ignoranza in un popolo colto e civile, l’opinione pubblica non si crea che con l’esercizio della libertà”, anche perché la mentalità di usi, costumi e cultura del Nord  e del Sud sono troppo differenti.    
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