Capitolo 6 - Critica Storica sul Brigantaggio - NARDO' FOTO ARTE STORIA

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Capitolo 6 - Critica Storica sul Brigantaggio

BRIGANTAGGIO
Autore: Prof. Francesco Bove - Preside in Quiescenza
                             articolo pubblicato il  17 Novembre 2021   
Capitolo 6°       
Critica storica sul brigantaggio
 


Il percorso di unificazione non fu certo indolore per la nostra nazione, nacquero questioni ancora oggi irrisolte come la Questione Meridionale nell'ambito della quale va studiato il fenomeno del brigantaggio. La critica storica si e' divisa su due posizioni, una e' la tesi reazionaria e l'altra quella sociale. Nel 1931 prevalse la prima, secondo cui il brigantaggio è da considerarsi un semplice fenomeno delinquenziale.
E' la tesi cara ai nostalgici, ai clericali e alla storiografia ufficiale che vede in questo fenomeno una resistenza armata contro l'invasione piemontese, di sostegno al ritorno dei Borboni.
Il brigantaggio sarebbe sfuggito al loro controllo "... mirando ad una generale rapina degli averi di tutti, i briganti non si danno verun pensiero degli interessi e delle ragioni degli elementi più retrivi di cui accettano la protezione" (1863, Aurelio Saffi). E' la tesi governativa che viene avvalorata dalla magistratura e dagli atti istruttori, condotti sempre con il manifesto proposito di uniformarsi alle direttive del potere centrale e di nascondere verità e circostanze che avrebbero facilmente dimostrato le responsabilità del nuovo regime.
A questa si oppone l'interpretazione di matrice sociale, secondo cui il brigantaggio postunitario è stato la rivolta della povera gente contro il nuovo regime che difendeva e conservava le antiche strutture economiche e sociali   nel Mezzogiorno d'Italia.E' la tesi di Francesco Saverio Nitti, di Pasquale Villari e di Franco Molfese.
Anche la Commissione parlamentare d'Inchiesta prese atto della grave situazione venutasi a creare nel Mezzogiorno e lo stesso presidente Massari, nella relazione conclusiva, lo ammise "La prima causa del brigantaggio è la condizione sociale. Il contadino non ha nessun vincolo che lo stringa alla terra, la sua condizione è quella del nullatenente e quand'anche la mercede del suo lavoro non fosse tenue, lo stato economico non ne sperimenterebbe alcun miglioramento. Il contadino sa che le sue fatiche non gli fruttano benessere, sa che il prodotto della terra innaffiata dai suoi sudori non sarà suo. Si vede e si sente condannato a perpetua miseria e l'istinto della vendetta sorge spontaneo nel suo animo" (18).
Lo stesso Giustino Fortunato, che sin dal 1874 aveva ravvisato nel brigantaggio: "... una reazione sociale della plebe contro la classe dirigente", nel 1927 scriveva a Carlo Rosselli che: "...il brigantaggio postunitario nel meridione non era stato un tentativo di restaurazione borbonica e di autonomismo, bensì un movimento spontaneo, frutto di secolare abbrutimento di miseria delle nostre plebi meridionali".
Testimonianze del tempo confermano questa posizione come quella di un giovanissimo ufficiale impiegato nella repressione "...una vera e propria guerra civile del povero contro il ricco". I briganti vogliono i diritti loro negati, come la suddivisione delle terre, migliori condizioni di vita ,si ribellano alle ingiustizie e ai soprusi dei potenti , non hanno fiducia nella giustizia e nelle leggi dello stato.
E’ chiaro quindi che il brigantaggio postunitario affonda le sue radici nella Questione Agraria. I proprietari terrieri, "i galantuomini", borbonici sino al giugno del 1860 e liberali dopo lo sbarco di Garibaldi in Sicilia, hanno aderito al nuovo regime perché esso ha legittimato le usurpazioni demaniali ignorando i diritti, i bisogni e le aspirazioni dei contadini colpiti nei loro interessi più immediati, angustiati dalla disoccupazione, dal rincaro dei generi di prima necessità.
Le plebi si sono lasciate facilmente suggestionare dalla propaganda di far tornare i Borboni ,alimentata dalle gerarchie della chiesa e la loro reazione e’ degenerata nel brigantaggio
E' certo che la fase postunitaria non è stata gestita in maniera corretta e lo stato unitario, pur essendo a conoscenza della martoriata condizione del Sud di poverta' e degrado, ha preferito ricorrere ad una legislazione eccezionale attraverso cui legalizzare ancora una volta la repressione: la Legge Pica.
Una risposta di comodo, che pero’, insieme ad altre politiche post unitarie non adeguate, ha contribuito a creare quella questione meridionale che ha penalizzato gravemente il mezzogiorno e continua ancora oggi, come si puo' vedere nell'ultimo rapporto dello Svimez sullo stato della nostra economia.


   Francesco Bove

Grazie per l'attenzione


(18) “Il Brigantaggio nelle province napoletane”, (e-book:  https://play.google.com/store
relazione della Commisssione d'inchiesta parlamentare, letta dal deputato Massari alla Camera dei deputati
 
del Comitato segreto del 3 e 4 maggio 1863, Ferrerio, Milano, 1882, pag, 21.
 
 
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