Capitolo 2 - Il Sud, i Borboni e il 1860 - NARDO' FOTO ARTE STORIA

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Capitolo 2 - Il Sud, i Borboni e il 1860

BRIGANTAGGIO
Autore: Prof. Francesco Bove - Preside in Quiescenza
                               articolo pubblicato il 6 Ottobre 2021


       Capitolo 2°        
Il Sud, i Borboni e il 1860

La letteratura meridionalista si  trova d'accordo sul fatto che l'estensione delle leggi piemontesi all'ex Regno delle Due Sicilie ha conseguenze negative per l'insufficiente conoscenza della realtà meridionale da parte dei gruppi dirigenti.
La crisi esplode, sanguinosa e disperata e si trasforma in guerra sociale, scoprendo il vero volto del Mezzogiorno: una società arretrata in cui serpeggia un'ansia di rinnovamento che non riesce a trovare soddisfazione nemmeno dopo l'unificazione nazionale.
Il meridione ha uno sviluppo storico-economico-sociale differente da quello delle altre regioni d'Italia, del centro e del Nord. Napoli, la capitale, non è solo la metropoli di uno stato sorto poco dopo il Mille e mantenutosi intatto per dieci secoli, quasi ai margini dell'altrui storia, ma è un mondo a sé.
Questa società statica e questa monarchia dispotica vengono  abbattute nel giro di cinque, sei mesi e le conseguenze sono terribili, una vera rivoluzione tellurica. Non è solo una dinastia che crolla. E’ una società antiquata, refrattaria ad ogni influenza moderna, che, sgretolandosi, dà sussulti terribili con conseguenze e risvolti imprevedibili.
Altre volte nella storia del Sud, una dominazione è successa all'altra: i Greci, i Romani, i Bizantini, gli Arabi, i Normanni, gli Svevi, gli Angioini, gli Aragonesi e in ultimo i Borboni.
Sono stati movimenti, potremmo dire, superficiali, solo mutamenti di famiglie e di persone, che non turbano la composizione interna della società meridionale, che rimane sempre la stessa con la  mancanza di strade, di acqua e con la presenza di endemiche malattie come la malaria. Non va poi sottovalutata l'omertà dei meridionali.
La spedizione di Garibaldi mette in mostra i mali di questa società immobile e in putrefazione.
Il Regno delle Due Sicilie  ha il più numeroso esercito del mondo: 140 mila uomini e una flotta nuovissima che aspetta solo 'il giorno del battesimo' ed  è comandata da un ammiraglio 'famoso': Acton. Eppure sia l'esercito che la flotta soccombe all'assalto di mille volontari, male armati ed equipaggiati, senza cannoni e senza organizzazione.
L'esercito borbonico si volatilizza e l'organizzazione militare, che del resto ha funzioni stagnanti di polizia, è abolita in un fiat dall'occupatore  piemontese. Così l'esercito borbonico, una volta disfatto, si deve dare alla macchia, alla campagna e, quindi, al brigantaggio.
Cerca invano di sopravvivere, appoggiando le ultime speranze di Francesco II°, della regina Sofia e del pontefice Pio IX (2) e mentre i Siciliani insorgono con Garibaldi tra il maggio e giugno del 1860, il resto del Regno delle Due Sicilie rimane nella calma e l'amministrazione statale, pur tra le note deficienze, continua a funzionare regolarmente.
Con l'avanzare di Garibaldi sul continente e dopo la sconfitta a Calatafimi e Palermo, invano Francesco II° il 25 giugno concede la Costituzione e si ritira aGaeta, adottando il tradizionale metodo consistente nel ricorso alla sollevazione contadina per reprimere la rivoluzione borghese.
L'espediente non è nuovo; i Borboni per conservare il loro potere, hanno da sempre sfruttato i contrasti tra i "cafoni" e i "galantuomini" e "...quante volte la borghesia erge il capo minacciosa contro l'assolutismo regio tante volte il sovrano ha istigato l'odio nella plebe contadina che, sospinta da cieco fanatismo, impugna le armi e con la bruta forza del numero salva dal naufragio la pericolante monarchia" (3). Anche nel 1860 quindi, visto fallito ogni tentativo di scongiurare la rivoluzione, i contadini meridionali sono mobilitati dai Borboni col compito specifico di riconquistare le terre e punire i ribelli liberali.
Il successo di questa iniziativa è travolgente, ma la vittoriosa resistenza opposta dai garibaldini nella battaglia del Volturno e l'intervento nel Mezzogiorno dell'esercito piemontese costringono i Borboni a rinchiudersi a Gaeta, il 7 di settembre, per l'estrema resistenza. Nell'intero Mezzogiorno intanto le speranze in un avvenire migliore, suscitate da Garibaldi, lasciano rapidamente il posto alla delusione  e al risentimento.
"I galantuomini", aderendo allo stato unitario, ottengono la legittimazione delle usurpazioni demaniali, mentre i contadini, colpiti nei loro interessi più immediati ed angustiati dalla disoccupazione e dal rincaro dei generi di prima necessità, sono ben presto strumentalizzati dai borbonico-clericali.
Il brigantaggio pur nascendo da cause sociali diventa un'arma politica e militare nelle mani degli agenti mandati in giro da Roma e da Gaeta ad eccitare le bande a saccheggiare e rapinare per la causa del trono e dell'altare.
Ma lo sviluppo del brigantaggio su vasta scala contribuisce a mettere in crisi il regime dittatoriale garibaldino affrettando l'annessione del Mezzogiorno al resto d'Italia. A questo punto i Borboni ritengono opportuno offrire alla spontanea rivolta contadina una direzione militare, unificare la guerriglia con un chiaro indirizzo legittimista. Perciò alla fine del 1861 l'ufficiale spagnolo Borjes sbarca in Basilicata unendosi alla bende dei briganti (specie con quella di Crocco), con l'intento di marciare su Potenza. Ma viene catturato, a Tagliacozzo mentre tenta la fuga e fucilato. Garibaldi può tranquillamente procedere con la su marcia trionfale (in Puglia manda il suo braccio destro Nino Bixio) e Vittorio Emanuele II°, 'attraversando' lo stato pontificio, incontra a Teano "l'eroe dei due mondi".
Il patriottismo meridionale si  trasferisce in quella classe intellettuale che ha avversato l'assolutismo, che ha sostenuto l'Unità d'Italia, ha una mentalità critica e laica, che avversa il clericalismo e odia l'Austria. Questa classe intellettuale è il futuro, mentre l'altra è la società dispersa, il passato senza più forza e nerbo.
La classe politica nuova, venuta su con la spedizione dei Mille ha una mentalità moderata, rudente, alquanto conservatrice, ma moderna ed illuminata. Ha rotto con il passato monarchico e militare e nel compromesso con la classe politica del Nord, in particolare col partito liberale del Cavour, vede la possibilità del Risorgimento del Sud e la garanzia della propria sopravvivenza.
Questa media e  piccola borghesia liberale sta sulla difensiva. I possidenti terrieri chiedono ad alta voce l'arrivo dello esercito piemontese per garantire loro le proprietà, contro l'anarchia. La rivoluzione del 1860 è quindi fermata all'inizio. Distrugge uno stato monolitico ma ancora semifeudale, per costruire un altro che però ha il centro altrove e, con il suo marcato accentramento e la piemontizzazione del Sud non fa altro che acuire i problemi già esistenti.
Nello stato unitario molte provvidenze mirano, sotto un certo aspetto, a creare benefici lontani, ma nel presente creano gravi inconvenienti. Vogliono creare nuove scuole, strade, università, ferrovie, porti, tutte cose ottime,  ma laddove avvengono, sono solo balzelli in una economia striminzita e i 'cafoni' restano cafoni e si sentono più sfruttati per questo.
Il mutamento è  troppo grande e improvviso, non è stato preparato adeguatamente dall'evoluzione delle forze sociali locali, per cui il 'brigantaggio' resta l'unica salvezza. I contadini del Sud si danno al brigantaggio perché sopraffatti dallo inasprimento fiscale delle tasse, dalla coscrizione obbligatoria (4), dalle leggi imposte da uomini che considerano stranieri, come per esempio la vendita delle terre demaniali messe all'asta: chi se le può comprare?
Insofferenti per tutto ciò, sospinti dalla miseria, ignoranti, superstiziosi  e analfabeti, sostenuti dai clandestini comitati borbonici, allettati dal miraggio di una vita avventurosa, si danno alla macchia e formano bande armate.
Il brigantaggio è, per quei tempi e per quella società, la forma più opportuna, o forse l'unica e possibile, di lotta sociale, contro i soliti ricchi e lo stato piemontese. I 'cafoni' vedono nel brigantaggio il mezzo di difesa contro sistemi e governi nuovi, che, con la prospettiva non lontana di progressi non compresi, avanzano intanto con le tasse, con l'esattore, col carabiniere e senza il prete e la croce. A Napoli si esaltava, come nel 1799 ai tempi del cardinale Ruffo la reazione:
"...chi tene pane e vino  -  ha da esse giacubino”                            
“…viva la forca e mastro Donato -  Sant’Antoniu sia ludatu....”
" ... Evviva lu papa santu  -  ca ha mannatu li cannuncini..."
La vecchia generazione è in rivolta contro la nuova, che non capisce ancora la questione sociale, che ha una nebulosa idea della giustizia, di quella giustizia  che il vecchio ordine di cose non ha mai dato, ma che, nella primitiva mentalità dei 'cafoni' sarebbe potuta venire da essa, dal paternalismo di quella classe ormai scomparsa.
Con la caduta dei Borboni e il processo di unificazione si acuisce nel Sud la crisi economica. Già prima dell'arrivo di Garibaldi lo stato borbonico entra in deficit per le spese militari e per il caos negli uffici pubblici. Si sono rotti i rapporti tra Napoli e l'estero,  tra Napoli e le province, i movimenti del porto sono insignificanti, sono crollati gli scambi commerciali con l'estero, dilaga la disoccupazione e il carovita.
Nel Sud la monarchia sabauda deve affrontare tre avversari:   
a) la dittatura garibaldina sostenuta dai soldati di Garibaldi;
b) la monarchia borbonica con il relativo esercito;
c) il malcontento dei contadini, sfociato in rivoluzione.
Cavour prima liquida l'esercito di Garibaldi, anche se teme una rivoluzione mazziniana a Napoli e a Palermo; poi liquida l'esercito borbonico. Di tutti questi soldati pochi scelgono il collocamento a riposo, pochissimi alti ufficiali vengono riconfermati nel nuovo esercito, parecchi sono considerati 'indegni',
Per la verità Cavour cerca invano di guadagnare alla causa sabauda l'esercito borbonico, ma le sue proposte sono respinte sia dal re che dal generale La Marmora, i quali preferiscono  disfarsene.          
Così gli 'indegni' soldati borbonici affluiscono nei 'Comitati di Rivoluzione', aiutando il brigantaggio con rifornimenti, inquadramento e reclutamento.
Grave errore è anche lo scioglimento dell'esercito garibaldino, per i seguenti motivi:  
a) l'esercito  piemontese  è  insufficiente  di  numero e la zona da presidiare è molta vasta e perversa (5);
b)perché aumenta notevolmente la massa dei disoccupati, si parla di circa 20 mila garibaldini;
c)perché permette le grandi insurrezioni contadine del 1861, aiutate anche dagli ex-carcerati del periodo borbonico;
d)perché spinge all'opposizione parecchi gruppi liberali, umiliati e delusi nel loro slancio rivoluzionario. Parecchi di questi gruppi liberali sono appoggiati dall'alta borghesia che si era distinta nell'impresa dei Mille nella repressione dei moti contadini per difendere la propria terra;
e)i moderati rimangono politicamente isolati, perché Cavour si accattiva subito i cosiddetti 'Galantuomini' e cioè: la nobiltà fondiaria filoborbonica e la vecchia borghesia agraria.
Il governo, il 23 gennaio 1861, stanzia 5 milioni per opere pubbliche ma, nel 1863 il ministro Peruni, rispondendo in Parlamento ad una interrogazione a Liborio Romano, afferma che solo 4 milioni sono stati impiegati e con ritardo. In dipendenza di tale crisi abbiamo un ristagno delle attività economiche, galoppa la disoccupazione e il carovita, aumenta il malcontento dei salariati della città e delle campagna.

(2) Pio IX, eletto papa nel 1846, tollerante e bonario, concede l'amnistia per i reati politici. Dà inizio ad una serie di riforme (La Consulta, la Guardia Civica per esempio), seguito da Leopoldo II di Toscana (la Costituzione) e da Carlo Alberto (lo Statuto Albertino).
(3) Antonio Lucarelli, Il Brigantaggio politico nel Mezzogiornod’Italia, Longanesi, Milano, 1982, pag. 284
(4) L'obbligo del servizio militare era una novità assoluta, mai conosciuta sotto tanti 'padroni' precedenti. Pochi furono i giovani che si presentano per fare il servizio militare (su 72 mila solo 20 mila si presentano).
(5) L'esercito italiano era nel luglio del 1861 di 22 mila soldati; nell' agosto del 1861 di 40 mila soldati; nell'ottobre   1861 di 50 mila soldati; nel  1863   giunse  i 120 mila soldati.



Francesco Bove

Grazie per l'attenzione.
 
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L’Associazione Punto di Incontro Aps , senza scopi di lucro, si è costituita il 24 Settembre 2019, ottenendo il riconoscimento ufficiale da parte della Regione Puglia, con la relativa iscrizione al Registro Regionale delle Associazioni di Promozione Sociale - RUNTS -   al numero 430/LE avvenuta in data 01 Dicembre 2020.
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