IL PIZZICO GUARITORE DI MESCIU GIGI STIFANI

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IL PIZZICO GUARITORE DI MESCIU GIGI STIFANI

NARDO' FOTO ARTE STORIA
IL PIZZICO GUARITORE DI MESCIU GIGI STIFANI.
A fine Agosto presso la Villa Comunale di Nardò, XXI Memorial dedicato alla magica figura di Luigi Stifani

ADELE POLO, laureata in Pedagogia, Dirigente Scolastico dal 2007 presso Istituti Comprensivi della Provincia di Lecce.


"IL PIZZICO GUARITORE DI MESCIU GIGI STIFANI."

E' in programma per la fine di agosto ("variante delta" permettendo), presso la Villa Comunale di Nardò, il XXI Memorial dedicato alla magica figura di Luigi Stifani, detto mesciu Gigi, il barbiere-violinista nato a Gallipoli nel 1914 e morto a Nardò nel 2000, che con il suo personalissimo e originale "pizzico" delle corde di violino, è divenuto ormai un emblema del tarantismo salentino.
Un animo sensibile e semplice, un vero artigiano del suono, che dal salone della sua barberia, diventa famoso per la sua musica, la pizzica tarantata,  e la sua arte di guarire le donne dal morso del mitico ragno. Siamo in Salento, anni 50, un Salento di sole accecante e di tarante che si insinuano nei corpi, un Salento di foglie di tabacco e di contadine dedite al lavoro dei campi e morse dal ragno (almeno questa è la credenza popolare).
Lui, un semplice barbiere , insieme a due amici , un contadino e un becchino, si incontrano e danno vita a una sorta di musico-terapia, di esorcismo su donne tarantate, 29 precisamente, secondo il diario di bordo che il maestro stesso ha
intitolato "Elenco del tarantolismo" - Biografie delle tarantolate di Nardò e della provincia e fuori provincia. Si tratta di una scrittura in forma di dialetto italianizzato, in cui trovano spazio 29 biografie di persone tarantate a Nardò e nei paesi limitrofi.
Qui il nostro terapeuta ha annotato minuziosamente le guarigioni, dal 1928 al 1972 di quelle donne turbate nel corpo e nell'anima, sofferenti che, punte dal misterioso insetto, battono il piede in terra come ad uccidere la taranta, con un ritmo sempre più incalzante.
Quel che più affascina di questa storia è l'unione delle anime tra chi suona e chi balla. Come lo stesso maestro ebbe a dichiarare in una sua intervista, non c'è una melodia specifica che guarisce, ma una sorta di esecuzione on demand, in cui la tarantata esprime subito soddisfazione per quella melodia, dicendo che è quella che sente giusta per scacciare il veleno. Chi balla esercita un potere ammaliante su chi suona e ispira una musica sempre più carica di energia ed emozione, e chi suona aiuta la tarantata a liberarsi, proprio con quel crescendo supplicato, quasi, dalla stessa(vedi video a fine articolo).
In un rituale simbolico-religioso, la donna con la punta del piede batte ritmicamente a terra, trema, cade, al suono ritmico del violino, del tamburello, che diventa sempre più ritmico, ta-ta-tan ta-ta-tan, con un'intensità che attira e guarisce. A seconda del “carattere della tarantata” l’orchestrina di Luigi Stifani da Nardò poteva interpretare la “Pizzica indiavolata” o tarantella neretina, la “Pizzica sorda“, la “Pizzica minore” generalmente in Re minore e la “Pizzica in Re maggiore“.
La bottega di barbiere diventa così un luogo di incontro di amici, curiosi, studiosi, dove approda lo studioso Ernesto De Martino, che durante le sue ricerche etnografiche del ‘59 sul tarantismo confluite nel lavoro "La terra del rimorso", fa di mesciu Gigi un personaggio chiave che lo accompagna in un mondo contadino dove la musica si fa carne, sudore, liberazione.
Ancora oggi si continuano a cercare le cause sociali, economiche, organiche, psichiche del perché tale fenomeno, che ha connotato la nostra cultura contadina e salentina, scatti in una persona.
Giovanna, la figlia di Luigi Stifani, ha tenuto viva la memoria del padre come solo una figlia sa fare. Non solo. E' riuscita a fare della rotonda di fronte alla sua casa in Santa Maria al Bagno, in Via Emanuele Filiberto,un luogo di memorie e di storia, in cui generazioni di bambini e ragazzi hanno danzato la pizzica, innamorandosi di quel ritmo che portano nelle vene da allora.
Giovanna, nonostante l'età (80 anni), con quel suo modo di truccarsi ed acconciare i capelli, raccolti in treccia o in tuppo, è la regina di quella strada e di quella rotonda, le basta poco per infervorarsi e parlare della pizzica, e ne parla secondo un'interpretazione moderna, ma pur sempre legata ad una valenza catartica.  La pizzica, sostiene la donna, oggi serve a dimenticare i problemi, tra una birra e quel ritmo che cattura i sensi, aiuta a liberarti, ad evadere da una quotidianità ingombrante e difficile.
Grazie a lei e al suo grande amore per il padre, la tradizione della pizzica continua a far rivivere la memoria del maestro, coinvolgendo gruppi di giovani e di appassionati, costituitisi nell'Associazione culturale “Luigi Stifani”, per volontà del suo presidente, la figlia Giovanna, e dei soci fondatori, il violinista Ruggiero Inchingolo (allievo del maestro Stifani), l’organettista Massimiliano Però ed Antonio Spano.
Di grande pregio ed effetto anche il museo allestito al primo piano del Castello Acquaviva in Nardò, in cui sono esposti strumenti musicali utilizzati da Stifani, manoscritti, documenti fotografici e sonori, oltre che strumenti di lavoro adoperati dal maestro nella sua bottega di barbiere.
Dal 5 agosto 2021 sarà disponibile anche in dvd il film "Mesciu Gigi" di Salvatore Villani, dedicato alla memoria di Daniele Durante, presente nel film e recentemente scomparso. Sarà proiettato a Mattinata durante il Tarantella Fest.
E' dovere di ognuno salvaguardare quel patrimonio musicale e culturale che Mesciu Gigi ci ha consegnato. Abbiamone cura, danzando e suonando per lui!

ADELE POLO



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