Il Crocifisso nero (Cristu gnoru)

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Il Crocifisso nero (Cristu gnoru)

NARDO' FOTO ARTE STORIA
Il Crocifisso nero (Cristu gnoru)

ADELE POLO, laureata in Pedagogia, Dirigente Scolastico dal 2007 presso Istituti Comprensivi della Provincia di Lecce.


Il Crocifisso nero (Cristu gnoru)

                               "Com'è dolce stare davanti al Crocifisso,
                         semplicemente rimanere sotto lo sguardo
                         pieno d'amore del Signore!".
                                                     (Papa Francesco)
     


Domani 16 maggio, la Parrocchia Cattedrale di Nardò Maria SS. Assunta, in occasione della festa dell'Ascensione, sarà protagonista dei festeggiamenti religiosi in onore del Santissimo Crocifisso (lu Cristu gnoru). Meno "famoso" del Crocifisso di Galatone, a cui la comunità del limitrofo paese dedicava tre giorni di festa (lu panieri, in tempo di non Covid) e di solenni celebrazioni, il "crocifisso nero" è un
capolavoro medioevale  di arte straordinaria che non si lascia intrappolare in schemi o descrizioni predefinite, lasciando ancora aperta la ricerca (e il mistero che ne deriva) sulle sue origini, dalle basiliane a quelle romaniche, sul suo colorito, sull'icona e sulla sua storia.
Vero è che il Cristo è di tutti, nonostante sia conosciuto solo dai neritini, e il suo volto mesto insieme al colorito della pelle (il materiale ligneo che gli dà vita, il tempo, il calore delle candele?) hanno tanto da raccontare e da insegnare, ancor più oggi, alla fine (si spera) di una pandemia che ci vede spaventati e soli. Accoglienza, unione, condivisione, aiuto reciproco, comunità e comunione.
Si narra che quando i Saraceni alla fine del XIII secolo espugnarono la città di Nardò, tentarono di incendiare la statua del Cristo, ma nel mentre la statua veniva portata fuori dalla Cattedrale, questa urtò contro il portale procurando la rottura del dito mignolo della mano sinistra, da cui uscì un fiotto di sangue. I Saraceni, spaventati da questo segno divino, se la dettero a gambe levate.
Nel silenzio del primo pomeriggio e nella solitudine del centro storico, percorrendo Piazza Salandra per giungere alla Cattedrale, si vive un'atmosfera di spiritualità e intimità, lontano il ricordo delle luminarie, la magia della cupeta espressa e delle noccioline, il forte odore di scapece.
Un ritorno all'essenziale, al dialogo con se stessi,  con la propria storia personale e comunitaria.
Per chi si volesse recare a visitarlo, il “Crocefisso” è collocato nella Cappella del Crocefisso, posta nella navata sinistra della magnifica Cattedrale di Santa Maria Assunta a Nardò, uno scrigno di opere d'arte e tesori inestimabili.
Chi volesse approfondire la storia del "Cristu gnoru" può farlo addentrandosi nella lettura del lavoro a cura di Marcello Gaballo e Santino Bove Balestra "Il Cristo nero della Cattedrale di Nardò" edito nel 2005 da  M.Congedo Editore , facente parte della collana " Quaderni degli Archivi Diocesani di Nardò e Gallipoli",  in cui si  descrivono minuziosamente e con accuratezza le vicende che hanno interessato la Cappella del Crocifisso, con una puntuale ricerca storico-artistica sulla croce e sulla statua. Gli aspetti iconografici sono trattati con approfondita analisi dallo storico ed iconologo di chiara fama Francesco Danieli.
Ci auguriamo che tali ricerche e studi, ricchi di passione e di impegno nel preservare la storia della comunità e i suoi simboli, possano trovare l'interesse e l'attenzione che meritano, in quanto tesi a rendere sempre vivi il senso e la natura della nostra identità civile e culturale, oltre il tempo e oltre ogni confine.
 
E così sia.                                                                                                        

Adele Polo










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