I QUATTRO SANTI ...SU VIA AVETRANA

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I QUATTRO SANTI ...SU VIA AVETRANA

NARDO' FOTO ARTE STORIA
  GIOVANNI PERRONE ARCHITETTO
                        Nardò, 12 Maggio 2021
         
Edicole Votive della Nardò Nascosta

I Quattro Santi...su Via Avetrana

Santi di strada
 
I Quattro Santi
 
Il nome alla località è stato dato dalla presenza dei “Quattro Santi”, S. Gregorio Armeno, la Madonna Immacolata, S. Trifone e le Anime Purganti, insistenti sulle facciate delle quattro colonne realizzate in pietra di tufo e intonacate, poste agli ingressi del fabbricato rurale realizzato nella seconda metà dell’800 e della zona di fronte, già di proprietà della famiglia Antico di Nardò e successivamente di Oreste De Razza ora eredi Nocera.
“Probabilmente, queste figure Sacre, erano già presenti sul ciglio della strada che conduce a Taranto e facevano da capi-saldo d’ingresso ai terreni agricoli, soltanto successivamente è stata realizzata l’abitazione rurale”.
Oreste De Razza, (Nardò 1872 – 1953) era un commerciante di vini, e trascorreva gran parte del periodo estivo con la propria famiglia nel fabbricato rurale, considerando che tutta l’area circostante l’edificio era adibita in gran parte a vigneto, questo, gli consentiva di evitare il tragitto con il cavallo da Nardò alla campagna e viceversa.
La zona è posta su una delle arterie principali e importanti della Città, ossia la vecchia via Sallentina, che collegava il Sud Salento con Nardò per poi arrivare a Taranto, ora denominata via Avetrana strada provinciale 359.
Il sito, un tempo rappresentava il tipico luogo di campagna, infatti distava dal Centro Urbano, circa un Km, ora con l’espansione della Città è quasi inglobata, siamo a ridosso della nuova rotatoria della tangenziale, anzi, una piccola porzione di terreno è stata ceduta per farle posto. Le figure sacre rappresentavano, San Gregorio Armeno e la Madonna Immacolata poste sui prospetti delle colonne d’ingresso al fabbricato rurale, mentre, sui prospetti delle colonne della zona di fronte, sempre della stessa proprietà, vi erano collocate, San Trifone e le Anime Purganti.
Le immagini dei Quattro Santi, erano state realizzate con la tecnica chiamata a “tempera”, i disegni e le rispettive cromature venivano eseguite successivamente all’essiccamento dell’intonaco.
Tale procedimento, consentiva all’artista di poter realizzare le opere con dovuta calma e inoltre dava la possibilità eventualmente di correggere sbavature, errori o altre situazioni da correggere.
Infatti, Oreste De Razza, fece apportare dei miglioramenti cromatici da una maestranza locale, Gregorio De Simone, che aveva già realizzato altre opere del genere, i lavori  durarono circa un mese, considerando il numero dei Santi da realizzare e furono eseguiti nel periodo estivo, come la quasi totalità di queste opere, per dare la possibilità alla grafica cromatica di asciugare e integrarsi col manufatto sottostante.

Testimonianze
Alla fine degli anni ’40, come descritto dal dr. Antonio Nocera, allora giovincello, le Figure Sacre dei Quattro Santi, erano ancora ben visibili e sgargianti nelle diverse tonalità di colori, i contadini che passavano per andare nelle campagne dell’Arneo, a piedi o i pochi fortunati con la bici, era loro abitudine sostare per qualche attimo a pregare.
Questo fatto, denotava ancora una volta quanto era sentito il legame da parte della gente  verso coloro “I Santi”, quale ringraziamento per il lavoro ed i raccolti che potevano ottenere con una protezione dall’Alto.
Successivamente, con il passare del tempo, tutto ciò è andato scemando, la strada dal fondo bianco e polverosa e frequentata da pochi passanti e mezzi dell’epoca, è diventata asfaltata e grande dorsale Ionica di comunicazione tra il Sud Salento e Taranto, con un notevole flusso del traffico.
I quattro pannelli dei Santi, posti sulle facciate in piano delle rispettive colonne, anzi rientranti all’interno di qualche centimetro, hanno subito per tanti anni l’aggressione delle acque meteoritiche, indebolendo il sottile strato della tempera, il resto lo ha fatto il continuo attacco di smog degli automezzi, che lambivano e tuttora lambiscono le figure Sacre ad appena 70 cm., di distanza.
Questi elementi, hanno sicuramente influito molto al disfacimento e alla disgregazione dei colori delle quattro figure Sacre, inoltre, gli agenti atmosferici hanno dilavato le immagini anche per la mancanza (protezione) di una nicchia.
Ora, a distanza di oltre cento anni, di questi Quattro Santi, non rimane quasi niente, soltanto qualche piccolo particolare di colore, la rapidità dei tempi in cui viviamo, i mezzi super veloci che attraversano la via Avetrana e le distrazioni che pervadono tutti noi, fanno si, che non ci accorgiamo neanche della loro presenza.....
Tutto questo è stato possibile grazie alla testimonianza diretta del dr Antonio Nocera, (1930 – 2020), già proprietario della struttura e dell’intera zona, che ci ha descritto le vicende vissute del casamento rurale e soprattutto quali erano le figure inserite nei quattro pannelli, con i vari cromatismi che contraddistinguevano i Santi.

La tecnica della pittura a tempera.
La pittura della tempera, è una tecnica che si avvale dell’uso di un colore preparato e mescolando pigmenti di polvere con un legante, (uovo, caseina, colle animali, resine, cere, lacche, ecc.), formato da un’emulsione a base di acqua.
Questo tipo di lavoro, si effettua su superfici pulite come l’intonaco già lavorato e asciutto, formando la base a cui l’artista si cimenta per le operazioni di disegno e successive colorazioni.
Le controindicazioni di questa tecnica, sono dati dalla usura del tempo, dall’esposizione agli agenti atmosferici, caldo, freddo e pioggia, che tendono a far perdere il cromatismo originario e aimè anche quello che era stato eseguito.     
 
La critica
La lavorazione con questo tipico di tecnica, ha comportato quasi sempre alla ipotesi accreditata dagli esperti del settore, che se tali ingredienti non venivano dosati bene, (vedasi modi e qualità del tipo di impasto), il tempo e soprattutto l’esposizione alle intemperie, potevano rendere vana l’opera eseguita.     
  
 Arch. Giovanni Perrone






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