23 Maggio 1992 - STRAGE DI CAPACI

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23 Maggio 1992 - STRAGE DI CAPACI

NARDO' FOTO ARTE STORIA
ADELE POLO, laureata in Pedagogia, Dirigente Scolastico dal 2007 presso Istituti Comprensivi della Provincia di Lecce.


LA STRAGE DI CAPACI 23 Maggio 1992                                                                              Nardo', 22 Maggio 2021


“Gli uomini passano, le idee restano e continuano a camminare sulle gambe di altri uomini”
 
 
Si racconta che, una sera, Paolo Borsellino, in un clima amichevole e di grande complicità, al termine di una giornata di lavoro con accanto l'amico e collega Giovani Falcone, lo guardò serio e gli disse:
Giovanni, ho preparato il discorso da tenere in chiesa dopo la tua morte: "Ci sono tante teste di minchia: teste di minchia che sognano di svuotare il Mediterraneo con un secchiello... quelle che sognano di sciogliere i ghiacciai del Polo con un fiammifero... ma oggi signori e signore davanti a voi, in questa bara di mogano costosissima, c'è il più testa di minchia di tutti... Uno che aveva sognato niente di meno di sconfiggere la mafia applicando la legge".
Un intimo momento di autoironia sul senso di fallimento, nonostante l'aver dedicato la propria vita fino a morirne, la sensazione di lottare insieme contro qualcosa di invincibile, pur nella convinzione che "la bellezza del fresco profumo di libertà" sia, in fondo, il vero senso della vita.
29 anni dal quel 23 maggio 1992... un boato, un'esplosione al tritolo, l'asfalto sventrato e detriti, fumo, e la vita che passa, di Giovanni Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo e degli uomini della scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Come dimenticare quelle immagini, quel dolore, quel senso di impotenza e di vuoto, quella voce rotta dal pianto, in Chiesa, durante i funerali della vedova di Schifani: "Io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio".

                                                                                                                      
29 anni dalla strage di Capaci.                                                                      
29 anni di ricordi indelebili, di anniversari celebrati nelle piazze, di lenzuoli bianchi, di navi della legalità, di iniziative organizzate dal Ministero dell'Istruzione  e dalla Fondazione Falcone, #PalermoChiamaItalia , per educare le future generazioni alla bellezza di una coscienza pulita, ad una cultura delle legalità che faccia di ognuno un cittadino autentico, responsabile, consapevole del proprio ruolo nella comunità in cui vive.
 
La bellezza della democrazia e della libertà, del coraggio e dell'impegno, dei valori. Della memoria. Pensiamoci ogni tanto, non solo il 23 maggio.
 
Ogni volta che si percorre l'autostrada A29 per Palermo, nei pressi dello svincolo di Capaci, in tutto il tratto di strada da cui si può vedere l'imponente stele dedicata alle vittime di quel giorno, si ha la sensazione di camminare in un luogo sacro, di estrema commozione. E' una sensazione che non si riesce a spiegare.      
Con gli hashtag #dicosasiamoCapaci, #23maggio  e
#PalermoChiamaItalia i social diventano in questi giorni il luogo della commemorazione e della condivisione di un'eredità che ognuno di noi ha il dovere di custodire e tramandare. Lo slogan scelto dalla Fondazione Falcone (Di cosa siamo Capaci) è un esplicito invito a inviare una propria testimonianza di qualcosa di bello che si è fatto in nome della generosità, della solidarietà, dell'inclusione. Un monito a spargere bellezza in una società avvilita, che esce stremata da un'emergenza sanitaria senza precedenti. Non rischiamo, come esorta Don Ciotti, che oltre al virus, vengano meno quelli "anticorpi etici" che ci lasciano inerti davanti alle mafie,alla corruzione, alle ingiustizie sociali.
 
E il 21 marzo, nella Giornata della memoria e dell'impegno in memoria delle vittime innocenti delle mafie, in nome di Falcone e di tutti coloro che sono morti per mano della mafia, l'Associazione Libera, attraverso la voce di Don Ciotti, legge un elenco che ogni anno diventa sempre più lungo, di nomi di eroi, di vittime innocenti delle mafie. E' una giornata di denuncia, in cui si chiedono verità e giustizia, ma anche di condivisione con tutte quelle famiglie che ancora hanno delle ferite lacerate, aperte per la perdita di qualche loro caro. Tutti i nomi e cognomi delle vittime, letti ad alta voce, quasi come un rosario, per dare loro ancora voce. Un lungo elenco di uomini e donne come noi, un elenco di dolore e speranza .  
Mi piace oggi pensare a Giovanni Falcone come ad un uomo del nostro tempo, un eroe che continua a lanciarci messaggi sul nostro presente, che si affaccia alla finestra di un nuovo tempo, e che dice "Ma che bella giornata!" richiamando ognuno alle sue responsabilità. La responsabilità di un futuro più umano.                                                                                          
 


Adele Polo





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