San Gregorio Armeno patrono di Nardò 5 - NARDO' FOTO ARTE STORIA

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San Gregorio Armeno patrono di Nardò 5

STORIA D'ARTE > Figura e maniera in San Gregorio Armeno patrono di Nardò 3
Figura e maniera in San Gregorio Armeno patrono di Nardo'


SAN GREGORIO collezione privata
All’ ufficialità tipica delle immagini gregoriane sei – settecentesche (si consideri, per complessità,  soprattutto la grande tela attribuita al Solimena, presso l’episcopio che raffigura l’ingresso a Nardò delle reliquie del Santo), abbastanza diffuse sono anche le semplici immagini prodotte e fatte proprie dalla sensibilità popolare. Sono opere di piccolo formato custodite dalle famiglie, generalmente databili intorno al 1750, ritraggono il Santo perlopiù in piano medio o  primo piano e talvolta si vedono inserite in edicolette votive (come quella di via San Salvatore, provvisoriamente rimossa), a protezione della casa.
Nel San Gregorio della figura 12 il pittore pare voglia riproporre lo schema rinascimentale del ritratto idealizzato del Santo (si rinuncia alla complessità dei piani compositivi tra cielo e terra settecenteschi), ritorna il primissimo piano, testa e mitra diventano superfici ampie e dilatate. Il Santo si mostra con la barba folta, capelli lunghi e fluenti, zigomi marcati, naso gibboso e sguardo autorevole (nonostante lo scorcio approssimativo dell’occhio sinistro). Nel complesso un’opera di buona qualità disegnativa, capace di definire la profondità spaziale tra la mano destra benedicente, il busto (in leggero 3/4) e il fondo della rappresentazione. Inoltre alla massima intensità di luce battente sul lato destro della figura, corrisponde alle spalle la più intensa oscurità dello sfondo, al contrario alla più alta intensità di luce di fondo, corrisponde il lato il della figura in ombra. Al movimento volumetrico si lega la vivacità cromatica che nasce principalmente dai contrasti tonali primari tra il rosso (mitra e veste) e l’azzurro del pallio con gemma al centro, il tutto mediato dai bianchi e, soprattutto, dalla tinta calda dell’incarnato. Un’immagine presente in “movimento”, contrassegnata da regolarità di forma e colore che fanno il paio con l’autorevolezza benedicente dell’Armeno. In sostanza si vuole evitare o superare l’enfasi barocca, cioè quando nelle immagini si producono soluzioni descrittive sovrabbondanti, come spasmi estatici, contemplazioni mistiche, movenze pietistiche ecc., con una quasi “emorragia dello spirito” e perdita della propria tenuta interiore 23. In questo caso, invece, nulla di tutto ciò, vi è una certa stabilità spirituale e sobrietà formale, la figura rinserra la semplicità del proprio ordine plastico - pittorico e discreto decoro.
    Dal punto di vista iconografico l’anulare della mano destra benedicente non si congiunge con il pollice (si veda più avanti nel S. Gregorio di Arturo Santo), per il resto gli attributi del Santo ci sono tutti: libro o Vangeli, palma del martirio e pastorale patriarcale, quest’ultima sfiora i margini del dipinto probabilmente a causa di un restringimento della superficie della tela, dovuto a un restauro conservativo di foderatura, per caduta di colore.

S. Gregorio chiesa S. Antonio
Si tratta di un ovale ad olio (datato tra il 1750 e il 1799, dimensioni 85 x 115) 24 caratterizzato da tratti popolari, ciò si nota nella semplificazione della spazio, dalla   stilizzazione compendiaria di linee, colori, volumi, le mezzetinte sono nette, spesso     prive di    gradazioni   intermedie. Nel   complesso l’artefice   pare ispirarsi   alla   semplice  pittura agiografica secentesca dove i Santi sovente sono a protezione di un centro urbano, un modo diretto e spontaneo, quasi confidenziale, per rassicurare l’animo del devoto (fig. 13).   
  Il San Gregorio si inserisce in una configurazione triangolare e occupa buona parte del dipinto, l’Armeno è rigido, iconico, segnato dalla regolarità volumetrica della barba e dai lunghi capelli, un’immagine sacrale e al contempo rasserenatrice per devoti e credenti. Il rosso del piviale orlato d’oro e della mitra sembrano staccarsi dal fondo verde - grigiastro, in lontanaza la città di Nardò, schematicamente descritta attraverso volumetrie astratte e sommarie, i campanili farebbero pensare a quelli della cattedrale, Immacolata, S. Domenico e del Carmine, ma nulla di più. Fuori le mura una scenetta quotidiana accennata (che evoca, pur nei limiti rappresentativi, un certo coevo vedutismo), fatto raro e originale, si direbbe civile non riscontabile in altre rappresentazioni: si vede una carrozza, un contadino e due figure anonime (fig. 14).


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23.GEORG SIMMEL, Il Significato estetico del volto (1901), in Stile moderno, a cura di Barbara Carnevali e Andrea Pinotti, traduz. Francesco Peri, Einaudi Torino, 2020, p. 133.
24. Ministero della Cultura Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, Scheda ICCD San Gregorio   Armeno, 1993 a cura di F. SIRANGELO, R. LORUSSO
 
 
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