MICHELE MASTRIA Internato Militare Italiano n°256632 - NARDO' FOTO ARTE STORIA

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MICHELE MASTRIA Internato Militare Italiano n°256632

INTERNATI MILITARI ITALIANI
DINO MARTANO      .............il Racconto degli Internati Militari Italiani   inserito in IMI il 21 Aprile 2022






MICHELE MASTRIA, classe 1920, è l’ultimo di nove figli di una famiglia della media borghesia agricola nevianese.
                                                
 
 
A vent’anni viene chiamato militare a Bologna e, come tutti i giovani di quell’epoca, si ritrova in guerra senza nemmeno avere coscienza del dramma dal quale stava per essere travolto. Quella della guerra infatti sarà un’esperienza che lo segnerà per tutta la vita, sia psicologicamente, sia fisicamente.
 
Il battesimo del fuoco lo avrà in Grecia, dove rimarrà per due anni. Promosso caporalmaggiore, ottiene la sua prima licenza dopo un periodo estremamente lungo e doloroso lontano da casa. Al suo ritorno sul fronte greco, viene coinvolto dal precipitare degli eventi bellici, a seguito dell’Armistizio dell’8 settembre e fatto prigioniero dai tedeschi. Durante la prigionia in Grecia subisce pesanti umiliazioni, non ultima anche la condanna alla fucilazione per essersi rifiutato di caricare le munizioni che dovevano rifornire le mitragliatrici puntate contro gli italiani. A salvarlo fu solo il suo sprezzo del pericolo, allorquando, di fronte al plotone d’esecuzione, si scoprì il petto strappandosi la camicia e, in un tedesco stentato, tracciando una linea per terra con una piccola pietra, come per voler descrivere un confine, cercò di spiegare all’ufficiale che, dall’altra parte della linea, prigioniero degli inglesi, si trovava suo fratello contro il quale mai avrebbe potuto puntare le armi. Questo atto di coraggio impressionò il comandante del plotone d’esecuzione che ordinò il “pied’arm” risparmiandogli la vita. Non poté evitare tuttavia la deportazione in Germania nei lager di Zeithan, Muhlberg e Dresda dove non cedette mai ai ricatti dei suoi aguzzini, suscitando la loro rabbiosa reazione:  patì per questo la fame, il freddo e ogni forma di umiliazione.
(Nel campo di primo arrivo, a Zeithan gli fu assegnata la matr. 256632 come a tutti gli I.M.I. fig. a lato/solo per informazione abbiamo inserito in basso la traduzione letterale del testo) .
A Dresda, costretto ai lavori forzati dalle prime ore dell’alba fino a sera, subì i terribili bombardamenti del 13 e 15 febbraio 1945 da parte degli Alleati che distrussero completamente la città e che lo videro miracolosamente salvo. Dopo il bombardamento cercò la fuga provando a sopravvivere alla fame, alle rigide temperature invernali ed agli stenti facendo piccoli lavoretti, per più di due mesi, fino all’arrivo dei soldati russi in maggio. Con altri tre prigionieri, recuperato un carretto e un cavallo, si mise in viaggio verso il confine. Arrivati a Chemnitz, dopo due giorni di estenuante cammino, intercettati dall’esercito americano, vennero respinti e dovettero ritornare indietro. Sballottato per giorni fra russi ed americani, Michele Mastria venne rinchiuso in un campo di concentramento americano dove, se possibile, il trattamento risultò più pesante di quello subito nei lager tedeschi. Ritornato infine sotto il controllo russo, con un trattamento decisamente più umano, venne trasferito a piedi, insieme ai suoi compagni di sventura, verso Spremberg (160 km) dove giunse dopo sei giorni di massacrante cammino. Successivamente continuò il suo interminabile viaggio per altri 80 km in direzione di Sagau dove rimase per alcuni mesi, svolgendo innumerevoli lavori agricoli per poter sopravvivere. Il 17 ottobre 1945 venne caricato su un treno e inviato verso il confine italiano dove giunse, tra stazionamenti di intere giornate e percorrenze lentissime, una decina di giorni dopo. Michele Mastria baciò il suolo italiano in quel di Bolzano, per poi proseguire verso l’agognata meta finale che raggiunse la vigilia di Ognissanti del 1945. A casa ritrovò i genitori invecchiati dall’età e dalla pena per i due figli in guerra, uno dei quali non ancora tornato.
 
Suoi questi versi riportati sul suo “Diario di Guerra e di Prigionia”:
"A te adorata ed arida terra di Puglia
Alle tue cittaduzze bianche
Alle tue strade inondate di sole
Ai tuoi ulivi polverosi
Ad un tuo piccolo cimitero dove riposa il mio caro Angelo perduto
Dedico questi versi
A te che nella lontananza ho ricordato ed amato tanto".
 
Michele Mastria perde l’amata madre dopo qualche mese, il 18 marzo del 1946, il giorno immediatamente successivo al rientro del fratello dalla guerra; rientro che realizzava l’ultimo desiderio della congiunta: rivedere ancora una volta il figlio vivo."
Nel 1952 sposa Maria CUPPONE dalla quale avrà cinque figli ai quali dedicherà il resto della sua vita, dando loro la possibilità di diventare tutti degli stimati professionisti. Per i suoi meriti di guerra e nella società civile, è stato insignito della “Croce al Merito di Guerra”.

Fu Insignito del titolo di “Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana”, del titolo di “Cavaliere”e infine della “Medaglia d’Onore” riservata ai cittadini italiani deportati e internati nei lager nazisti.
Nella sua vita ha ricoperto varie cariche politiche e civili. Fra le più importanti, la presidenza dell’ECA (Ente Comunale Assistenza), la nomina a Consigliere Provinciale dell"Associazione Nazionale Combattenti e Reduci" e la presidenza della locale sezione della stessa Associazione, carica detenuta per quasi cinquant’anni.
Quest’ultimo incarico è stato per Michele Mastria quasi un impegno di vita attraverso il quale ha voluto onorare e celebrare la memoria di tutti coloro i quali, “più sfortunati di lui”, come amava sempre ripetere, avevano sacrificato la loro vita nella difesa della Patria.
Rimane negli occhi di tutti i concittadini di Neviano la sua sincera commozione ogni qualvolta, il 4 Novembre di  ogni anno, recitava la “Preghiera del Soldato” a testimonianza di una ferita nell’anima e nella mente mai completamente rimarginata.
E’ doveroso, nonché motivo di orgoglio per tutti noi, ricordare il sacrificio suo e di tanti giovani militari che, con la loro scelta di fedeltà alla Patria, hanno contribuito al riscatto morale dell’Italia durante la seconda guerra mondiale e alla sua ricostruzione basata sui valori di Libertà, Pace e Democrazia.
Il 30 giugno del 2003, stremato da una malattia dignitosamente sopportata per anni, muore lasciando un vuoto incolmabile, non solo per i suoi cari, ma per tutti coloro che avevano avuto la fortuna di conoscerlo e di apprezzarne il carattere che la dura esperienza della guerra non aveva scalfito nella sua giovialità, ma che, anzi, l’aveva portato a riconoscere anche nelle più piccole cose un segno del regalo più prezioso che ci sia mai stato fatto: la vita.
DINO MARTANO
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